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Caparra confirmatoria nei lavori edili: come funziona e come scriverla

Nei lavori edili la caparra protegge l'impresa se il cliente si ritira. Ma funziona nei due sensi, e va scritta con le parole giuste.

di Margine di Cantiere6 minuti
In breve

La caparra confirmatoria è una somma data alla firma del contratto per garantirlo (art. 1385 del codice civile). Se il contratto va a buon fine si scala dal prezzo; se il cliente non lo rispetta l'impresa può recedere e tenerla, se è l'impresa a non rispettarlo il cliente può chiedere il doppio. L'acconto invece è solo una parte del prezzo pagata prima e non dà questa protezione.

Betoniera arancione davanti a un mucchio di ghiaia
Una riga scritta bene nel contratto decide chi tiene la caparra quando il lavoro salta.

Cos'è la caparra confirmatoria?

È una somma che una parte dà all'altra quando si firma il contratto, per garantire che lo rispetterà. La regola è nell'art. 1385 del codice civile: se il contratto va a buon fine, la caparra si restituisce oppure si scala dal prezzo. Se invece una delle due parti non rispetta il contratto, la caparra diventa il risarcimento già deciso in anticipo.

Nei lavori edili di solito è il cliente a darla all'impresa. Per l'impresa è una sicurezza: se il cliente sparisce dopo che hai ordinato i materiali e fermato la squadra, qualcosa resta in mano.

Attenzione a un punto pratico: la caparra esiste solo quando i soldi passano davvero di mano, alla firma. Una riga che dice «il cliente verserà una caparra entro trenta giorni» non ti protegge finché il bonifico non arriva. Se il cliente si ritira prima di pagare, non c'è nessuna caparra da trattenere.

Cosa succede se il cliente si ritira o se l'impresa non esegue?

Dipende da chi non rispetta il contratto. La legge prevede due casi speculari.

C'è una terza strada. La parte che ha subito l'inadempimento può non recedere e chiedere invece che il contratto sia eseguito, oppure risolto davanti al giudice. In quel caso il danno non è più la caparra: va provato e calcolato secondo le regole generali. Se il danno vero è molto più alto della caparra, questa strada può convenire, ma è più lunga. Su questa scelta serve un avvocato.

Un esempio con i numeri

Un contratto per rifare la facciata di una palazzina, prezzo 50.000 euro, caparra confirmatoria di 5.000 euro versata alla firma.

Cosa succedeL'impresa tieneL'impresa restituisce
Lavori fatti: la caparra si scala dal prezzo (ne restano 45.000 da incassare)5.0000
Il cliente si ritira senza motivo: l'impresa recede5.0000
L'impresa non parte: il cliente recede e chiede il doppio0−10.000

Esempio con numeri inventati, per mostrare il metodo.

Nell'ultimo caso l'impresa restituisce 10.000 euro: i 5.000 ricevuti più altri 5.000 di tasca propria. Ecco perché la caparra va chiesta in misura giusta: protegge te, ma ti espone allo stesso modo se sei tu a non partire.

Che differenza c'è tra caparra confirmatoria, penitenziale e acconto?

La differenza sta in cosa succede quando il contratto salta.

TipoA cosa serveSe il contratto salta
Caparra confirmatoria (art. 1385)Garantisce che il contratto sarà rispettatoChi non rispetta il contratto perde la caparra o deve il doppio. Resta possibile chiedere i danni veri con le regole generali
Caparra penitenziale (art. 1386)È il prezzo per potersi ritirareChi si ritira perde la caparra o restituisce il doppio. Non serve un inadempimento
AccontoÈ solo una parte del prezzo pagata primaSi restituisce. I danni vanno chiesti e provati a parte

La caparra penitenziale c'è quando il contratto dà a una o a tutte e due le parti il diritto di ritirarsi: la caparra è solo il prezzo di quel ritiro (art. 1386 del codice civile). Il cliente che la perde non deve altro.

L'acconto invece non garantisce niente. Se il cliente ti dà 5.000 euro «in acconto» e poi si ritira, quei soldi non sono tuoi per forza: devi dimostrare il danno. Per questo la parola scritta nel contratto conta. Se c'è scritto solo «acconto», è un acconto.

Ricorda anche che nell'appalto il cliente può sempre recedere, anche a lavori iniziati, tenendoti indenne di spese, lavori eseguiti e mancato guadagno (art. 1671). Come si incastra questa regola con la caparra nel tuo contratto è una domanda da fare all'avvocato.

Come scriverla nel contratto di lavori

  1. Chiamala con il suo nome. Scrivi «a titolo di caparra confirmatoria ai sensi dell'art. 1385 del codice civile». Parole vaghe come «anticipo» o «deposito» lasciano spazio a discussioni.
  2. Scrivi importo e data. La caparra esiste quando i soldi passano di mano: indica quanto, quando e come è stata pagata (bonifico, con il riferimento).
  3. Di' cosa succede a fine lavori. Per esempio: «sarà scalata dalla fattura del primo SAL» oppure «dalla fattura di saldo».
  4. Scegli una cifra sensata. La legge non fissa una percentuale. Una caparra troppo alta spaventa il cliente e pesa su di te se sei tu a non poter partire.
  5. Conserva la prova. Tieni il contratto firmato insieme alla ricevuta del bonifico. Se un giorno ci sarà da discutere, sono le due carte che contano.
  6. Tieni separati gli acconti. Se oltre alla caparra chiedi anche un anticipo sul prezzo, scrivi due righe diverse con due importi diversi.

Come si tratta in fattura?

In termini generali, la caparra confirmatoria pura non è un pagamento del prezzo ma una garanzia, quindi è fuori dal campo dell'IVA. L'acconto invece è un pezzo di prezzo pagato prima: va fatturato con l'IVA quando lo incassi. Lo dice l'Agenzia delle Entrate nella risoluzione n. 197/E del 2007.

Attenzione al caso misto: se nel contratto la somma è chiamata «caparra e acconto», cioè serve anche come anticipo del prezzo, segue le regole dell'acconto (risposta n. 311 del 2019). Quando la caparra pura viene scalata dal prezzo, entra nella fattura dei lavori con la sua IVA.

Dal 1° gennaio 2027 le norme sull'IVA passano in un nuovo testo unico. Prima di emettere la fattura, fai vedere il contratto al commercialista: è lui che ti dice come documentare caparra, acconti e caparra trattenuta.

Domande frequenti

Se il cliente si ritira, l'impresa può tenersi la caparra confirmatoria?

Sì, se il cliente non rispetta il contratto l'impresa può recedere e trattenerla (art. 1385 del codice civile). In alternativa può chiedere l'esecuzione o la risoluzione e provare il danno vero.

Quanto deve essere la caparra confirmatoria?

La legge non fissa una percentuale: la decidono le parti. Ricorda che, se sei tu a non rispettare il contratto, devi restituire il doppio.

Che differenza c'è tra caparra e acconto?

La caparra garantisce il contratto e si perde o si restituisce doppia se il contratto non è rispettato. L'acconto è solo una parte del prezzo: se il contratto salta si restituisce e i danni vanno provati.

Cos'è la caparra penitenziale?

È il prezzo del diritto di ritirarsi previsto nel contratto (art. 1386 del codice civile). Chi si ritira perde la caparra o restituisce il doppio, e non deve altro.

Sulla caparra confirmatoria si paga l'IVA?

Secondo l'Agenzia delle Entrate la caparra confirmatoria pura è fuori dal campo IVA, mentre l'acconto va fatturato con IVA. Se la somma fa anche da acconto, segue le regole dell'acconto: fai controllare il contratto al commercialista.

Fonti

  1. Normattiva: codice civile, art. 1385 (caparra confirmatoria)
  2. Normattiva: codice civile, art. 1386 (caparra penitenziale)
  3. Agenzia delle Entrate: risoluzione n. 197/E del 1° agosto 2007 su caparra confirmatoria e acconto (PDF)
  4. Agenzia delle Entrate: risposta a interpello n. 311 del 2019 su caparra con funzione di acconto (PDF)

Scritto sulle fonti ufficiali indicate qui sopra. Se una norma cambia, aggiorniamo questa pagina e scriviamo cosa è cambiato.