EBITDA e margine operativo lordo di un'impresa edile: cos'è e come si calcola
È il numero che la banca guarda per primo. Si calcola dal conto economico in pochi passi, ma in edilizia due voci lo possono falsare.
L'EBITDA, in italiano margine operativo lordo (MOL), è il valore della produzione meno i costi per materiali, servizi, noli, personale e oneri diversi, prima di ammortamenti, accantonamenti, interessi e tasse. Si ricava dalle voci A e B del conto economico previsto dall'art. 2425 del codice civile. Dice quanto rende il lavoro dell'impresa, ma non è cassa: in edilizia va letto insieme ai lavori in corso.
Cos'è l'EBITDA, cioè il margine operativo lordo?
L'EBITDA è quello che resta del lavoro dell'anno dopo aver pagato materiali, subappalti, noli, personale e spese di gestione, ma prima di ammortamenti, interessi e tasse. In italiano si chiama margine operativo lordo, MOL. La sigla inglese vuol dire proprio questo: utile prima di interessi, imposte, svalutazioni e ammortamenti.
In parole da cantiere: è quanto produce l'impresa con la sua attività normale, senza guardare come ha comprato i mezzi (con soldi propri o a debito) e quanto paga di tasse. Per questo è il numero che si usa per confrontare un anno con l'altro, o un'impresa con un'altra.
Attenzione però: l'EBITDA non è cassa. Un cantiere fatturato e non ancora incassato entra nell'EBITDA, ma i soldi in banca non ci sono. Per la cassa serve un'altra misura, il flusso di cassa, di cui abbiamo parlato in un'altra guida.
Come si calcola dal conto economico?
Si parte dal conto economico del bilancio, che ha uno schema fisso stabilito dall'art. 2425 del codice civile. Il codice non usa la parola EBITDA: il numero si ricava dalle voci A (valore della produzione) e B (costi della produzione).
- Prendi il totale A. È il valore della produzione: ricavi (A1), variazione dei lavori in corso su ordinazione (A3), lavori fatti per l'impresa stessa (A4), altri ricavi (A5).
- Togli i costi della produzione che sono uscite vere. Materie prime e materiali (B6), servizi e subappalti (B7), noli e affitti (B8), personale (B9), variazione delle rimanenze di materiali (B11), oneri diversi di gestione (B14).
- Lascia fuori ammortamenti e accantonamenti. Le voci B10 (ammortamenti e svalutazioni), B12 e B13 (accantonamenti) non si tolgono: sono costi di bilancio, ma non uscite di cassa dell'anno.
- Il risultato è l'EBITDA. Se poi togli anche B10, B12 e B13 ottieni la differenza tra A e B, cioè il risultato operativo (EBIT).
Non c'è una formula unica imposta per legge. Alcuni lasciano dentro le svalutazioni dei crediti, altri le tolgono. Quello che conta è usare sempre lo stesso metodo da un anno all'altro, e chiedere alla banca o al commercialista quale usano loro.
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Una foto alla bolla e il costo va sul cantiere giusto.
GuardaUn esempio con un'impresa edile
Un'impresa di ristrutturazioni con 12 dipendenti chiude l'anno con 2 milioni di ricavi. Ha in corso due cantieri non ancora fatturati, valutati 100.000 euro più dell'anno prima.
| Voce del conto economico | Euro |
|---|---|
| A1 Ricavi da lavori | 2.000.000 |
| A3 Variazione lavori in corso su ordinazione | 100.000 |
| Totale valore della produzione (A) | 2.100.000 |
| B6 Materiali | −600.000 |
| B7 Servizi e subappalti | −700.000 |
| B8 Noli e affitti | −80.000 |
| B9 Personale | −500.000 |
| B14 Oneri diversi | −20.000 |
| EBITDA (margine operativo lordo) | 200.000 |
| B10 Ammortamenti dei mezzi | −90.000 |
| EBIT (differenza A meno B) | 110.000 |
| Interessi pagati alla banca | −40.000 |
| Risultato prima delle imposte | 70.000 |
Esempio con numeri inventati, per mostrare il metodo.
L'EBITDA è 200.000 euro, il 9,5% del valore della produzione (200.000 diviso 2.100.000). Questa percentuale si chiama EBITDA margin ed è utile per vedere se, anno dopo anno, su ogni euro di lavoro ti resta di più o di meno.
Guarda però la riga A3. Dei 200.000 euro di EBITDA, 100.000 vengono da lavori in corso non ancora fatturati. Se quella valutazione fosse troppo ottimista, l'EBITDA vero sarebbe molto più basso. Ci torniamo sotto.
Perché la banca guarda l'EBITDA?
La banca guarda l'EBITDA perché è la cifra con cui l'impresa, in teoria, paga le rate dei debiti. Se l'attività normale non produce margine, i debiti si pagano solo con altri debiti.
Il confronto più usato è tra debiti finanziari e EBITDA: quanti anni di margine servirebbero per ripagare i debiti verso banche e società di leasing, tolta la liquidità. Nell'esempio, con 600.000 euro di debiti finanziari netti, il rapporto è 3: servirebbero tre anni di EBITDA. Ogni banca ha i suoi limiti interni e non li pubblica, quindi non esiste una soglia uguale per tutti.
Poi c'è il rapporto tra EBITDA e interessi: quante volte il margine copre gli interessi dell'anno. Nell'esempio 200.000 su 40.000, cioè 5 volte.
Questi numeri non servono solo per il fido. Il codice della crisi d'impresa (art. 3) chiede all'imprenditore di avere un'organizzazione capace di accorgersi in tempo degli squilibri e di verificare se i debiti sono sostenibili almeno per i dodici mesi successivi. Seguire l'EBITDA ogni anno, e meglio ancora ogni trimestre, è il modo più semplice per farlo.
Quali valori contano per un'impresa edile?
Più che un valore assoluto, conta l'andamento e il confronto con te stesso. Noi non riportiamo medie di settore: le percentuali che girano online raramente dicono da dove vengono, e un'impresa che lavora quasi tutto in subappalto ha un EBITDA in percentuale molto diverso da una che fa tutto con i suoi operai e i suoi mezzi.
- EBITDA in calo per due anni di fila. Il problema è nei prezzi o nei costi di cantiere, non nei mezzi o nella banca. Da guardare subito, cantiere per cantiere.
- EBITDA che non basta a coprire gli ammortamenti. L'impresa non riesce a ricomprare i mezzi che consuma. Nel tempo resta con un parco macchine vecchio.
- Debiti finanziari che crescono più dell'EBITDA. Il rapporto peggiora anche se il fatturato sale. Di solito è il segnale che la banca nota per primo.
- EBITDA alto ma cassa sempre vuota. Il margine c'è, ma resta bloccato in crediti verso clienti e lavori non fatturati.
Quali sono gli errori tipici in un'impresa edile?
Gli errori più comuni riguardano due voci: i lavori in corso e gli ammortamenti.
- Lavori in corso gonfiati. Il codice civile permette di valutare i lavori in corso su ordinazione in base ai corrispettivi maturati con ragionevole certezza (art. 2426, n. 11). Se a fine anno si mette un avanzamento più alto del vero, la voce A3 cresce e l'EBITDA sembra bello. L'anno dopo la differenza torna indietro e il margine crolla. Nell'esempio, se i 100.000 euro di A3 fossero in realtà 40.000, l'EBITDA scenderebbe da 200.000 a 140.000.
- Confondere EBITDA e utile. Un'impresa con molti mezzi ha ammortamenti alti: l'EBITDA può essere buono e l'utile quasi zero. I mezzi si consumano davvero, quindi gli ammortamenti vanno guardati, non ignorati.
- Spostare costi tra le voci. Un escavatore comprato pesa negli ammortamenti, fuori dall'EBITDA. Lo stesso escavatore a noleggio pesa nei noli (B8), dentro l'EBITDA. Due imprese uguali possono avere EBITDA diversi solo per come hanno preso i mezzi. Per i contratti di leasing la regola di bilancio dipende dai principi contabili usati: chiedi al commercialista dove finiscono i canoni.
- Guardarlo una volta l'anno. A bilancio chiuso è tardi per correggere i prezzi. Un conto economico trimestrale, anche approssimato, ti dice prima dove stai andando.
L'EBITDA dice se il lavoro rende. Non dice se in banca ci sono i soldi.
Cosa fare con questo numero
Calcola l'EBITDA degli ultimi tre bilanci con lo stesso metodo e mettili uno accanto all'altro, con la percentuale sul valore della produzione. Poi togli dal calcolo la variazione dei lavori in corso e guarda quanto cambia: se l'EBITDA dipende molto da quella voce, il margine vero è più fragile di quanto sembri. Porta questa tabella al commercialista prima del prossimo incontro in banca: è la stessa che farà la banca.
Domande frequenti
EBITDA e MOL sono la stessa cosa?
Sì, nella pratica sì. EBITDA è la sigla inglese, margine operativo lordo (MOL) il nome italiano: tutti e due indicano il margine prima di ammortamenti, interessi e tasse.
L'EBITDA è scritto nel bilancio?
No. Lo schema di conto economico dell'art. 2425 del codice civile non ha una riga EBITDA. Si calcola dalle voci A e B, lasciando fuori ammortamenti e accantonamenti.
Che differenza c'è tra EBITDA ed EBIT?
L'EBIT toglie anche ammortamenti, svalutazioni e accantonamenti (voci B10, B12 e B13). Nel bilancio corrisponde alla differenza tra valore e costi della produzione, A meno B.
Un EBITDA positivo vuol dire che l'impresa ha soldi?
No. L'EBITDA conta anche i lavori fatturati e non incassati e i lavori in corso valutati a fine anno. Per sapere se ci sono soldi serve il flusso di cassa.
Qual è un buon EBITDA per un'impresa edile?
Non c'è un valore valido per tutti: dipende da quanto lavori in subappalto e da quanti mezzi hai. Conta di più l'andamento negli anni e il confronto con i debiti.
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fatto da solo
- Le ore dei rapportini dal telefono diventano costo della commessa
- Le bolle si leggono da una foto
- SAL, fatture e margine nello stesso programma
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Fonti
- Normattiva: articolo 2425 del codice civile, contenuto del conto economico
- Normattiva: articolo 2426 del codice civile, criteri di valutazione (n. 11, lavori in corso su ordinazione)
- Normattiva: D.Lgs. 14/2019, codice della crisi d'impresa, articolo 3 (assetti adeguati e segnali di crisi)
Scritto sulle fonti ufficiali indicate qui sopra. Se una norma cambia, aggiorniamo questa pagina e scriviamo cosa è cambiato.